Così comincia il male

In ogni epoca, in ogni luogo, varie pandemie hanno sovente imperversato causando, in alcuni casi,  milioni di morti. Non tutte, però,  per quanto virulenti, sono state origine e causa di cambiamenti storici. Lo fu certamente la peste romana all’epoca di Marco Aurelio Antonino, nel II sec.d.C. che aprì successivamente le porte alle successive invasioni “barbariche”. Non lo fu, per esempio, quella terribile conosciuta come “febbre spagnola”, che a partire dal 1918 non fece altro che assommare a centinaia di migliaia di morti  della prima guerra mondiale, altri milioni di decessi, ma che è ricordata soltanto come un evento doloroso e tragico, non foriero affatto di alcun significativo mutamento storico. Passata la pandemia che stiamo vivendo oggi, sapremo se il modello capitalistico e socio-economico attuale, la gerarchia dei valori attualmente imperanti, la considerazione delle carestie del cosiddetto terzo mondo, le migrazioni di popoli interi nella disperata ricerca di una sopravvivenza più degna, la paradossale, ingiustissima distribuzone della ricchezza nel nostro mondo, la solitarietà transnazionale … saranno mutati o meno; soltanto allora potremo considerare questa pandemia un evento storico e non soltanto una catastrofe dell’umanità, inutile quanto dolorosa.

 

Egon Schiele

 

La famiglia Considerato l’ultimo quadro di Egon Schiele, olio su tela (152,5×162,5 cm), realizzato nel 1918 e conservato nel Museo Österreichische Galerie Belvedere di Vienna. Il pittore e la moglie Edith furono due vittime illustri della febbre spagnola.

 

 

 

Sempre, l’umanità ha mobilitato le energie  della scienza, della religione, della cultura per combattere il diffondersi del morbo, invisibile quanto insidioso. Basta rileggere il prezioso romanzo di Albert Camus, La peste, per ripiombare in un’atmosfera non molto dissimile da quella in cui siamo immersi questi giorni.

Ovviamente i mezzi e le modalità messi in campo dall’umanità, nelle varie epoche e nei diversi contesti geografici e storici, erano quelli al momento a disposizione, ma il fine ultimo era il medesimo: proteggersi dal morbo e nel contempo combatterlo.

In un altro mio lavoro, Contra Varìola, (https://artidellemaninere.com/2014/10/28/contra-variola/), ho affrontato lo stesso argomento, contestualizzandolo in relazione a diversi tempi e luoghi. Lo riprendo adesso, sperando di non doverne parlare ancora in un prossimo futuro.

 

sw

 

Tre figure di protezione, minkisi. Songye, Repubblica Democratica del Congo, XIX sec. Legno, metallo, chiodi, perle vitree, fibra, tessuto, h. 14,0 cm, h. 14,0 cm, h. 16,5 cm. Photo: Hugues Dubois

(Courtesy, AA.VV. Ex Africa. Storie e Identità di un’arte universale. Skira, Milano, 2019).

 

Tra la fine dell’800 ed i primi del ‘900 le terre dei Songye, nella regione centrale della Repubblica Democratica del Congo e nelle aree limitrofe, furono devastate da epidemie di vaiolo. Cyrille van Overbergh, nel suo libro (Les Basonge, 1908) scrive che i Songye, pur essendo uno dei popoli più sani del Congo, furono interessati dalla malattia, sebbene tra di loro il numero dei decessi risultò inferiore a quello registrato presso le etnie vicine. É tra i Songye che si ritrovano numerosi minkisi (singolare nkisi), come i nostri tre, destinati presumibilmente alla protezione personale dal vaiolo. Morfologicamente appartenenti alle regioni centro-occidentali dei Sanga, Ekie Kalebwe, sono caratterizzati da un intensissimo utilizzo di chiodini in legno e metallo che, concentrati sul volto e sul tronco, ne trasfigurano l’identità, come a voler nascondere e proteggere viso e corpo dal possibile contagio. I chiodi, inoltre, con le loro capocchie emergenti, potrebbero altresì rappresentare i bubboni che caratterizzavano gli effetti della malattia. Dunque il potere esorcizzante dei “feticci”, potenziati da artefatti di metallo e rafia, per scongiurare l’impari confronto con il temibile morbo.

 

songye-statue-congo-early-20th-cen-photograph-by-boris-kegel-konietzko

Songye Statue, Congo, Early 20th Cen. Photograph by Boris Kegel-Konietzko.

 

Spero che il lettore saprà comprendere l’intenzione alla base di questo mio articolo; se soltanto vi ho incuriosito e distratto dalla pena dell’animo, anche soltanto per un momento, il mio scopo sarà stato raggiunto.

Questo è come io posso condividere una pena che ci riguarda, tutti quanti, dovunque.

 

Elio Revera

 

 

6 risposte a “Così comincia il male

  1. … sebbene ancora convalescente ed “annebbiato” dalla segregazione, ho molto apprezzato il tuo articolo in cui, con la consueta lucidità, affronti il tema del virus nel contesto storico/culturale delle epidemie.
    Bel lavoro dell’amico Elio … grazie.

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