Casta diva

Affascinante, misteriosa, quanto densa ed intrigante è la cosmogonia del popolo Yoruba.

Yoruba designa sia una lingua che differenti popoli dell’Africa e precisamente di quelli stanziati tra il corso del fiume Niger e la costa atlantica della Nigeria sud/occidentale.

 

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Cartina etnica della Nigeria.

 

La regione popolata dagli Yoruba offre una varietà infinita di manifestazioni artistiche, sia che si tratti di opere di legno, di metallo, di cuoio, terracotta, vetro ovvero di decorazioni murarie.

E’ altresì un popolo con radicate tradizioni divinatorie che nel corso dei secoli precedenti, a causa della  tratta degli schiavi, si sono diffusione nelle regioni caraibiche, a Cuba, Centroamerica e Brasile, innestandosi su tradizioni locali e dando origine ad autonome pratiche religiose e divinatorie: la Santería.

Il termine Santería  fu coniato dagli spagnoli per denigrare quella che a loro pareva un’eccessiva devozione ai santi da parte dei loro schiavi, che non comprendevano il ruolo essenziale di Dio nella religione cattolica. Questo atteggiamento nacque da una costrizione imposta loro dagli schiavisti: la proibizione tassativa, pena la morte, di praticare le proprie religioni animiste, provenienti dall’Africa occidentale, li costrinse ad aggirare il divieto celando dietro l’iconografia cattolica i loro dei, così da adorarli liberamente (Migene González-Wippler, “Santería: The Religion, Faith, Rites, Magic”, Llewellyn Publications, 2002).

In questo lavoro l’attenzione è rivolta ad una particolare pratica di divinazione che nella cosmogonia degli Yoruba è denominata Ifa.

 

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La complessa cosmogonia Yoruba. Courtesy AA.VV. “Arts du Nigeria”, 1997, Réunion des Musèes Nationaux, edit

 

Ifa è al tempo stesso un sistema divinatorio ed un Orisa, cioè una divinità, riconosciuta quale principio mediatore tra le altre Orisa  del pantheon degli Yoruba.

 Ifa pertanto  è consultata  al fine di ottenere sia le informazioni relative al mondo visibile, che a quello  spirituale degli Orisa.

La divinazione è affidata al Babalawo (il padre custode del segreto), cioè al sacerdote d’Ifa, che utilizza vari strumenti, i principali dei quali sono sedici  noci di palma ( Ikin), il piatto della divinazione (Opon Ifa), lo strumento divinatorio (Iroké Ifa) e l’Osun babaawo, cioè un’asta di ferro che il sacerdote conficca al suolo durante le riunioni importanti o le cerimonie alle quali assistano altri sacerdoti Ifa.

Completano il corredo,  conchiglie e vari oggetti che attestano l’elevato statuto del sacerdote/divinatore.

 

babalawo

Babalawo durante la divinazione

 

La cerimonia divinatoria è costituita da una complessa ritologia, come facilmente si può immaginare, ma che in sostanza  consiste nell’interrogazione che il sacerdote esegue seduto davanti al cliente, mediante il getto delle sedici noci di palma nel piatto divinatorio e colpendo con l’iroke ifa, lo strumento divinatorio, il bordo del piatto.

Le noci di palma hanno un carattere sacro perché simbolizzano il legame dell’Ifa  con il mondo degli umani.

Da come si combinano le sedici noci gettate nel piatto e dal suono prodotto colpendo il piatto, il babalawo ricava la risposta alla sua interrogazione che viene poi comunicata a chi l’ha consultato, assiso davanti a lui. ( https://www.youtube.com/watch?v=k9lGVF6jYN4&feature=share)

Ovviamente quanto descritto è una pallida rappresentazione del gesto divinatorio i cui profondi significati sono celati nei pensieri e nelle tradizioni del babalawo.

 

leo frobenius 1913

Opon Ifa, 1913, Frobenius, Leo (transl. Rudolf Blind). The Voice of Africa, Being an Account of the Travels of the German Inner African Exploration Expedition in the Years1910-1912, Vol. 1 of 2., Cortesy Ross Archive of African Images

 

L’opon ifa di forma circolare, semicircolare o rettangolare è di legno e misura tra i venticinque e cinquanta centimetri;  reca in alto il viso di Esu o Eshu, il divino ingannatore, considerato però una forza neutrale nel conflitto tra i poteri soprannaturali del bene e de male (Wande Abimbola, 1976).

Durante l’interrogazione il volto di Esu è rivolto al babalawo.

 

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Opon Ifa con il volto di Esu

 

L’altro strumento principe del rito divinatorio, come detto, è l’iroké ifa, con il quale viene colpito il bordo del piatto nel corso della divinazione.

Frequentemente scolpito nell’avorio, purtuttavia più raramente in legno, misura di solito tra i venti ed i cinquanta centimetri.

 

RAAI pag 5

Varie tipologie di Iroké Ifa

  1. Frobenius, Leo (transl. Rudolf Blind). The Voice of Africa, Being an Account of the Travels of the German Inner African Exploration Expedition in the Years1910-1912, Vol. 1 of 2., Cortesy Ross Archive of African Images

 

Nel caso di seguito illustrato, l’iroké ifa è certamente un finissimo esempio della maestria scultorea degli Yoruba.

 

Yoruba iroke dx cattabiani

 

Appartenente alle  ex collezioni di Lentini, Monbrison e Serra, questa scultura lignea misura 29 centimetri ed è la rappresentazione di una figura femminile inginocchiata al di sopra di un lungo ricurvo puntale.

La patina del legno della figura è marron foncé, degradante lungo la lunghezza, con tracce di caolino, polvere rossa  ed indigo.

La fanciulla inginocchiata è svestita, cinta soltanto di un sottile perizoma realizzato con minute losanghe; le stesse, più grandi, sono scolpite sul piedistallo su cui è posta. Al collo una collana di corda trattiene un cauro.

 

Yoruba Iroke frontale cattabiani

 

La testa ed il volto sono scolpiti con grande perizia.

Yoruba Iroké Ifa 4 Gli occhi sono grandi, contornati e spalancati (forse per scrutare il mondo invisibile?); lo stesso le orecchie con i piccoli lobi appena accennati, la bocca finemente delineata col caratteristico piattello labiale e la preziosa acconciatura a due corni separati,  peculiare di questo popolo, tratteggiano un’intensa regale ed austera espressività, sottolineata dalla lieve asimmetria del capo rispetto all’asse del corpo.

Di quest’ultimo si sottolineano le perfette proporzioni, i seni ampi, appuntiti e  divaricati, le braccia aderenti al corpo impreziosite da quattro bracciali, le mani con le minuscole unghie ed i pollici aperti sono poste sul ventre, le gambe ripiegate, i piedi e le dita flesse nella naturale postura di chi è inginocchiato.

Bellissima la flessuosità del dorso poggiante sulle piccole natiche.

Yoruba iroke dorso cattabiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di questa figura femminile possiamo ripetere ciò che ha scritto J.Pemberton III vale a dire che ella è insieme sensuale e casta, un’opera in cui l’artista è riuscito a fondere visivamente la modestia ed il potere che nella cultura degli Yoruba competono alla donna.

Elio Revera

P.S. sperando sia cosa gradita, dedico questo lavoro a tre splendide fanciulle africaniste, Deborah, Elena ed Ilaria!

 

 

YorubaMessaggeri reali d'Oyo, Photo Pierre Verger 1950 cas

Messaggeri reali d’Oyo, Photo Pierre Verger, ca. 1950 ed in basso, un uomo con il piattello labiale (Cortesy David Serra)

 

 

 

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4 risposte a “Casta diva

  1. vorrei citare 3 pubblicazioni in inglese riguardanti la divinazione Ifa presso gli Yoruba :
    W.Bascom : Ifa Divinatione 1969
    E.McClelland : The Cult of Ifa among the Yoruba 1982
    H.Witte : Ifa and Esu. Iconography of Order and Disorder 1984

    Piace a 1 persona

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