Un uomo chiamato…bufalo

Fin dai primordi della sua storia, l’uomo ha utilizzato gli animali  per il sostentamento, per il lavoro o per diletto.

E fin da allora il rapporto con essi è stato rappresentato con figure dipinte, incise nella pietra e con sculture.

Nella mitologia poi, questo rapporto si è fatto talmente intenso che numerosi sono gli esempi di un connubio tra uomo ed animale: il centauro, il minotauro, la sfinge e molti altri sono stati rappresentati con la testa umana fusa con il corpo dell’animale (al contrario per il minotauro), fosse questo cavallo, toro o leone/uccello come l’immagine che segue, raffrigurante Edipo e la sfinge.

 

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Dipinto di F. X. Fabre (1766-1837)

 

Infiniti sono gli esempi che la fantasia umana  ha creato, alimentando miti e folklore con leggende fantastiche quanto inverosimili, spesso generando esseri spaventosi, raramente angelici, fenomeni questi di cui si è occupata anche la psicoanalisi.

Anche in Africa non sono rari, tra le popolazioni primordiali, rappresentazioni di uomini che indossano maschere animali, soprattutto nell’Africa occidentale.

Il significato attribuito a queste rappresentazioni è però completamente difforme da quello mitologico dell’occidente.

Un esempio è la danza rituale Goli della Costa d’Avorio della quale in un altro lavoro sono stati illustrati il percorso e gli esiti simbolici. (https://artidellemaninere.com/2015/01/01/baoule-people-kple-kple-goli-mask-ivory-coast/).

Anche nella regione Middle Benue, in Nigeria, si possono incontrare vicende in cui l’uomo e l’animale danno vita a sculture apparentemente antro-zoomorfe  ed a danze rituali attraverso la  rappresentazione della fusione uomo/animale.

 

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Benue River Valley. Courtesy Fowler Museum at Ucla

 

Mi riferisco nello specifico ai popoli Goemai, Junkun e Chamba.

Di questi ultimi sono state illustrate le pratiche legate al controllo del morso dei serpenti, evento non raro tra gli agricoltori di quella regione (https://artidellemaninere.com/2017/02/20/il-morso-del-serpente/).

I Chamba, come già sottolineato, sono un popolo eterogeneo perché costituito da due gruppi caratterizzati da due lingue differenti, tra loro non comprensibili.

Da un lato i Chamba Daka, che appartengono al ceppo linguistico Bénoué Congo, dall’altro i Chamba Leko appartenenti invece a quello Adamava (M.Berns e R. Fardon, 1997).

Abbiamo già sottolineato quanto l’occidente abbia influenzato la determinazione di confini e la denominazione dei popoli ed anche la Nigeria non fa certo eccezione( https://artidellemaninere.com/?s=l%27invenzione).

In queste terre la fusione uomo/animale non ha affatto significati fantasiosi ed inverosimili e la componente antropomorfa rimane la prevalente, sebbene durante i riti l’uomo scompaia sotto una maschera animale.

Il fotografo  Robin Jagoe nel 1957 ha documentato con significative immagini la tumultuosa rappresentazione presso i Goemai in cui si evince come una scultura dall’aspetto umano indossi la maschera Gugwom di un animale, un uccello, e sia agitata in una frenetica concitazione che le fotografie ci restituiscono con efficace realismo.

 

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Festa rituale popolo Goemai. Figura con maschera Gugwom.  Courtesy Roy and Sophia Sieber Family Trust

 

Ugualmente presso i Jukun, dei quali  la reciproca influenza con i Goemai è documentata, esistono rare sculture rappresentanti un uomo che indossa la maschera del bufalo, a sottolineare come il rapporto concreto tra uomo ed animale sia contingente e simbolicamente rappresentativo.

In questo caso la maschera indossata si riferisce con ogni probabilità a quella denominata Augur o Aluku che raffigura la testa di un bufalo con le  imponenti corna.

 

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Figura Jukun con le corna del bufalo e maschera Augur o Aluku. Courtesy collectors. Photo by Don Tuttle, 2010

 

Presso i Chamba , sia del gruppo Daka che Leko, una maschera orizzontale di legno con grandi corna costituisce una delle caratteristiche forme d’arte di questo popolo.

 

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Danza della maschera del bufalo Lang Gbadna

 

Scrivono Berns e Fardon, “La version Chamba de ce masque comporte une tête massive bombée, dotée d’une bouche béante aux lèvres protubérantes, formée par deux plaques plates disponsées parallèlement. Ces masques existent en rouge et en noir (le rouge est pour les hommes et le noir pour les femmes, mais quelques-uns sont mi-rouge, mi-noir)…Le danseur est vêtu d’un costume en fibre non teint qui, généralement composé de deux couches superposées, lui recouvre tout le corps” ( AA.VV., Arts du Nigeria, pagg. 224, 225 1997).

 

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Maschere del bufalo Lang Gbadna, Chamba, nera femminile, rossa maschile

 

Questa maschera è considerata nella storia artistica dei Chamba come la maschera del bufalo e l’accentuazione occidentale degli aspetti plastici e selvaggi, in particolare delle corna, ha di fatto reso misconosciuti i significati simbolici  rappresentati dalla danza in cui  viene utilizzata la maschera, vale a dire il rapporto tra loro stessi, gli antenati e gli animali.

Queste maschere orizzontali la cui denominazione etnica è Lang Gbadna   racchiudono completamente la testa di chi le indossa ed un complesso corredo di lunghe fibre vegetali a sua volta ricopre il danzatore.

Questa combinazione di forme, che sono per convenzione interpretate come antropomorfiche, quando sono unite a quelle animali o teriomorfiche (theriomorphic) hanno suggerito a Fardon il termine di  forme terantropiche (theranhropism).

Le forme terantropiche, vale a dire quelle generate dall’incontro di quelle umane e animali, sono tipiche delle maschere orizzontali e delle performances mascherate che coinvolgono più danzatori durante la festa.

E’ invece secondo R.Fardon, un fatto del tutto eccezionale riscontrare figure terantropiche nelle statue dei Chamba. (Central Nigeria Unmasked. Arts of Benue River Valley, pag. 317, 2011).

Malgrado questa eccezionalità, statuette che abbinano l’uomo e la maschera del bufalo generando una figura terantropica, sono conosciute, sia pure in rarissimi esemplari.

Una di queste figure, risalente al XVIII sec., secondo la datazione con l’analisi termoluminescenza, è una statuetta in terracotta di 31cm. di altezza.

 

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Figura Chamba di terracotta con la maschera del bufalo Lang Gbadna 

 

Questa scultura appartiene alla Coll. C. Evers di Bruxelles ed è stata raccolta da F. Guimiot nel 1967.

Con ogni probabilità appartiene ai Chamba Daka della regione montuosa dell’Alantika occidentale tra Mapeo e Lengdo.

Come si può vedere l’uomo raffigurato in questa statuetta indossa la tipica maschera orizzontale dei Chamba precedentemente descritta.

Un’altra scultura della medesima tipologia della precedente, risalente agli inizi del XX sec., ed in questo caso di legno con una patina crostosa, tracce di pigmento rosso e di altezza 42 cm. è quella qui di seguito illustrata.

 

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Chamba. Figura lignea con maschera del bufalo Lang Gbadna

 

 

Proviene da una collezione belga e successivamente da una francese.

Le tracce del pigmento rosso la denotano come una figura maschile.

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Le sculture erano poste sugli altari famigliari a sottolineare il rapporto con gli antenati ed il loro ricordo e per l’auspicio della loro protezione.

Da notare, nella visione frontale, come le due sculture, di terracotta e di legno, abbiano nella parte mediana del petto le medesime incisioni verticali.

 

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Il significato di tali segni non è facilmente decifrabile. Una possibile    interpretazione potrebbe essere dettata dal fatto che le medesime incisioni verticali,  poste nella parte centrale,  sono riscontrabili anche sulle maschere del bufalo e dell’antilope di altre popolazioni del Middle Benue, e precisamente su quelle dei Kantana e dei Kulere.

 

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Barbara Frank ipotizza che il significato simbolico di quelle incisioni sia nella rappresentazione di un’ibrida identità  tra umano ed animale “…a hibryd human-animal identity…”(Central Nigeria Unmasked. Arts of Benue River Valley, pag. 395, 2011).

Stessa interpretazione è anche quella di Remi Houdart  che scrive “les incisions…sont  des signes humaines” (AA.VV., Arts du Nigeria dans les collectiones privées françaises, pag. 282, fig. 149, 2012). E questo combacia con quanto sopra detto a proposito della figura terantropica.

L’ipotesi è avvalorata anche dal fatto che questo tipo di incisione non compare mai su altre statuette Chamba; al contrario riappare su di un’altra scultura, di qualità diversa, ma che indossa la maschera del bufalo.

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Ancora una volta, anche in questo caso, l’elemento archetipico attaversa il tempo e lo spazio e permea la cultura di popoli diversi.

 

La  maschera del bufalo indossata dalle due statuette, probabilmente, è quella dei Chamba Daka, se confrontata con l’immagine pubblicata da R. Fardon e qui riprodotta. ( Courtesy Fusions. 2007)

 

 

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Courtesy Hamburg Museum für Völkerkunde. A dx, maschera indossata dalla figura

 

Tagli sicuri ed una precisa valorizzazione dei piani e dei volumi, caratterizzano questa opera di apprezzabile bellezza ed assoluta rarità.

 

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Particolare della testa della figura che idossa la maschera del bufalo

 

Come è evidente da quanto descritto, le differenze tra la rappresentazione mitologica del connubio uomo/animale e quella dei popoli primordiali dell’Africa non sono soltanto formali, ma a tutti gli effetti profondamente sostanziali.

Nei popoli d’Africa il radicamento con l’animale sostanzia il rapporto quotidiano con esso; un rapporto spesso difficile, ostacolato dalla natura e dal quale dipende la sussistenza e la sopravvivenza del singolo individuo e dell’intero villaggio.

Un rapporto fatto di fatica, di duro lavoro e di profondo rispetto dell’animale, anche quando questo è destinato all’uccisione.

Nella danza e nelle feste dedicate alla rappresentazione delle maschere/animali gli uomini scatenano la loro frenesia e celebrano il profondo legame che li lega alla natura ed a quegli animali che sono sovente per l’individuo il discrimine tra la vita e la morte.

Queste pubbliche rappresentazioni sono inoltre l’elemento identitario della loro cultura destinato a rafforzare i legami famigliari e sociali; attraverso la catarsi della danza ognuno sente l’appartenenza a quel popolo che, in quelle regioni, è forse l’unica possibilità di sopravvivenza e perpetuazione.

Elio Revera

 

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Figura vista dall’alto

 

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