Perchè hanno il pisello di fuori?

« Perchè hanno il pisello di fuori? Perché sono quasi tutte nude?»

La spregiudicata innocenza dell’occhio di un bimbo di fronte ad alcune sculture africane  spiazza ogni certezza, mette a nudo i falsi abiti del re e mi inducono in alcune considerazioni sul tema, senza pretesa alcuna se non quella del mio libero sguardo sull’arte tribale.

La bellezza della scultura classica greca   del V sec. a.C., fatta di proporzione ed armonia e culla di tutta la civiltà artistica dell’Occidente non aveva veli; il nudo maschile e femminile era venerato e non soltanto ammirato.
Religioni ed ideologie, nel corso dei secoli, fin dal passaggio dalla cultura romana a quella cristiana, hanno pesantemente condizionato la rappresentazione dell’immagine del nudo che è stata alquanto tormentata, raggiungendo l’apice dell’oscurantismo, a mio parere, nella metà del XVI sec, quando Daniele da Volterra mise le brache ai nudi del Giudizio Universale michelangiolesco.

E non soltanto la religione cristiana controriformata si distingue in tanta abnegazione; la stessa religione ebraica, fatti salvi gli inizi, non è da meno nella proibizione del nudo, per non dire di quella islamica dove addirittura la figura umana più o meno vestita è bandita da ogni rappresentazione.

E’ di questi tempi, poi, lo scandalo intorno al quadro di Gustave Courbet, L’origine du monde, plastica e diretta rappresentazione della vagina di una giovane donna, probabilmente la modella Joanna Hiffernan.

4349979308_7f143684d4_b

Gustave Courbet, L’origine du monde, 1866

Proibizione, vergogna, imbarazzo, colpa accompagnano da sempre, infatti, il nudo artistico e non soltanto nella cultura occidentale.
Ma allora perché, al contrario, l’arte tribale, africana in particolare, non ha seguito questo itinerario, almeno fino a quando non è incappata in zelanti devoti occidentali?
Forse che in quella cultura non sono presenti proibizioni, vergogna, imbarazzo e colpa ? No di certo, l’ampia gamma dei sentimenti e dei comportamenti umani non fa certo eccezione nella cultura tribale, anzi, in alcuni casi il divieto ed il proibito sono alquanto più significativi, basti pensare alle punizioni per chi infrangeva le regole delle “società segrete” che reggevano le sorti della comunità.
Va cercato altrove, io credo,  il motivo che ha permesso la rappresentazione del nudo   in pressoché tutta la statuaria africana, dal Golfo di Guinea all’Angola, dalle culture sudanesi a quelle delle foreste del Gabon e del Congo… culture tanto ignote le une alle altre, se non soltanto, in alcuni casi, per comuni lontane origini.

Fon

Cultura Fon, Benin

Ed a mio parere, con le dovute e reali differenze, uno dei motivi che ha indotto la cultura greca e tribale a creare tanti capolavori in cui il nudo la fa da padrone è la totale assenza di ogni elemento ideologico intorno al tema della nudità e l’inconscia forza che da esso deriva.
Sia ben chiaro: sono consapevole dell’enorme distanza tra la creazione artistica di Prassitele, Mirone o Fidia e quella di ignoti artisti della foresta. E soprattutto ho ben presente la funzione di quelle arti tanto difformi l’una dall’altra nelle motivazioni, nelle conseguenze e negli esiti.
Sul piano plastico, di fatto,  però,  la rappresentazione del nudo è costante in entrambe e si esprime con vigore e fantasia.

Senufo 2

Cultura Senufo, Costa d’Avorio

E quando mi riferisco all’assenza di ogni convinzione ideologica, intendo riferirmi alla possibilità dell’artista di riprodurre secondo le proprie capacità e nel rispetto del canone rituale, la nudità umana quale semplice elemento fattuale di un dato di realtà.
L’uomo, la donna sono fatti così e nulla vieta di rappresentarli ipso facto.
Colpa, vergogna e divieto sono estranei a tutto questo e nulla hanno a che fare con il nudo, anzi, forse nemmeno è corretto parlare in questo caso di nudo, il termine più corretto a mio parere è immagine.
Non c’è vergogna semplicemente perché questa è estranea all’immagine; non c’è divieto semplicemente perché l’immagine non presuppone divieti.
E non si può nemmeno parlare di libertà di rappresentazione perché non c’è nulla di libero nel rappresentare la realtà che è quella che si vede, percepisce e si interpreta.

Fang N'tumu front.

Cultura Fang, Gabon

Spogliata da ogni valenza ideologica, laica o religiosa che sia, l’immagine è origine e destinazione di sé stessa, che sia per una pubblica agorà ovvero sull’ altare famigliare di una sperduto villaggio africano.
La specificità della rappresentazione di figure nude maschili e femminili nella plastica tribale africana, ha però, come è facile immaginare, origini e storia diverse da quelle dell’arte greca, dove la rappresentazione del nudo era una scelta eminentemente estetica, legata al  Canone di Policleto, in cui armonia e proporzione costituivano i dettami fondanti.

Nulla di tutto questo è naturalmente presente nella cultura tribale in cui statue e maschere erano destinate ad una ben riconosciuta ritologia e realizzate nel preciso rispetto di un canone socialmente accettato.

Bembe

Cultura Bembe, Congo

L’arte tribale primitiva, infatti, non avendo alcuna finalità estetica ha il suo profondo significato in quello di esaudire una precisa funzionalità simbolica e pratica al servizio dell’individuo, del clan famigliare e del gruppo sociale di appartenenza.
Non è questa la sede per un approfondimento dell’ermeneutica  dell’immagine nell’arte tribale, ma di certo, le rappresentazioni di figure nude occupano, senza alcun dubbio, un’importante valenza carica di dense simbologie ed affascinanti narrazioni allegoriche.

Chokwe profilo jpj

Cultura Chokwe, Angola

E non affato secondario, a mio parere,  è l’elemento archetipico che connota l’immaginario simbolico nell’arte tribale: la rappresentazione dell’immagine nuda quale prossimità dell’elelemento primigenio costituito dal corpo, sic et simpliciter.

Su questo aspetto, poi, come detto, si innestano ben altre valenze simboliche, in primis quelle legate alla potenza, alla perpetuazione del clan  ed alla volontà di dominio.

Nulla ci vieta, intanto,  comuni mortali occidentali del XXI sec. quali siamo, di ammirare la bellezza e la seducente carica di mistero di queste figure, così lontane dalla nostra sensibilità, ma tanto accoste al nostro profondo anelito di conoscenza.

 

Bibliografia

M. Augé, Le dieu objet, Editions Flammarion, Paris, 1988

C. Geertz, Antropologia interpretativa, Il Mulino ed., Bologna, 1988

J. Clifford, I frutti puri impazziscono, Bollati Boringhieri ed., Torino, 1993

C. Lévi-Strauss, Elogio dell’antropologia, Einaudi ed., Torino, 2008

U. Eco, M. Augé, G. Didi-Huberman, La forza delle immagini, Franco Angeli ed., Milano, 2015

 

 

Elio Revera

Hemba-Luba

Cultura Hemba, Congo

Annunci

Una risposta a “Perchè hanno il pisello di fuori?

  1. Aprirsi a nuove comunicazioni è un bisogno …avere voglia di ascoltare…di sentire…essere interessati a farlo…libera la mente…ci si libera dal nostro egocentrismo…Aprirsi a nuove culture con altre abitudini…ci modifica …aiuta l’evoluzione…La realtà non è sempre nitida…I fenomeni che interessano la nostra società…nella sua globalità…ci rende fragili?…Allontanarci dal nostro egocentrismo …potrebbe aiutarci ad avvicinare il pensiero di altre culture senza paura?…Le emozioni di un bambino possono aiutarci a capire le nostre?…Gli adulti sono cambiati… i bambini sono cambiati…il processo di trasformazione è da sempre presente…Siamo spiazzati dalle relazioni comunicative imprevedibili…l’Arte ci richiama ancora come emozione?…L’arte non ha età…la conoscenza è ancora Arte…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...