Chi ha ucciso il mio desiderio?

La recente scomparsa di René Girard, l’ultimo degli umanisti nella definizione di Roberto Esposito, (http://www.lemonde.fr/livres/article/2015/11/05/l-anthropologue-et-academicien-francais-rene-girard-est-mort_4803285_3260.html ed anche http://www.lefigaro.fr/vox/culture/2015/11/05/31006-20151105ARTFIG00249-religion-desir-violence-pourquoi-il-faut-lire-rene-girard.php) mi ha riportato alla memoria quanto ebbi a scrivere a proposito di una pregevole statuetta in pietra dell’antico Regno dei Sapi, in special modo a proposito della teoria del “capro espiatorio”. (https://artidellemaninere.com/2015/04/18/sapi-people-pomdo-bound-chief-stone-fomaya-area-eastern-sierra-leone/)

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(Courtesy A. Tagliaferri,” Pomdo, Mahen et Nomoli”, Esposizione Galleria Levy, Parigi, 2003)

E precisamente: “The sculptures representing a bound dignitary are worthy of note, quite apart from their aesthetic qualites, for they preserve and transmit the sacred significance of the institution of kingship. As we know, from René Girard for exemple, this developed out of the selection of a scapegoat used to liberate the tribe from the ills that afficted it; originally, it is likely that the king was killed, and in any case the existence, in Africa, of an ideology in which the ruler could-or should-be killed cannot be denied (Claessen,1981-Tagliaferri, 1989) “.

In una delle sue principali opere  (La violenza e il sacro, 1980), R. Girard infatti, sottolinea come la violenza che connota le società, può essere fronteggiata soltanto con l’individuazione di una vittima sacrificale, reale o immaginaria, sulla quale far confluire l’intera portata distruttiva. Un capro espiatorio appunto, una vittima sacrificale da immolare quale potente antidoto alla follia distruttiva dell’intera società.
Il valore sacrale del rito consiste appunto nella volontà di esorcizzare la violenza mediante il sacrificio di una vittima, al fine di contenere la naturale tendenza all’autodistruzione delle società.
Per interi secoli abbiamo assistito a questo rito, di volta in volta messo in scena contro singoli individui, gruppi sociali o addirittura intere popolazioni, come nel caso dell’olocausto nazista o ancora prima, nella tragica deportazione ed annientamento del popolo armeno.

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(Courtesy A. Tagliaferri,” Fabulous Ancestor”, 1974)

In Girard, però, non è feconda soltanto la riflessione sulla teoria del capro espiatorio.
In un’opera precedente, infatti, (Menzogna romantica e verità romanzesca, 1965), il pensatore francese delinea un’ipotesi interpretativa del desiderio umano che integra e supera le teorie classiche precedenti, in special modo quella freudiana alla quale peraltro, è comunque debitore.
Il desiderio, ci suggerisce Girard non si esaurisce nel rapporto tra chi desidera e ciò che è desiderato, tra soggetto ed oggetto , bensì si sviluppa ed agisce alla presenza di una terza figura, estremamente importante e condizionante: la figura del desiderio dell’altro.
E’ infatti in questa dimensione triadica e non binaria che agisce il desiderio: vale a dire l’individuo desidera soprattutto ciò che è desiderato anche da altri.
Un’affermazione non da poco, soprattutto per chi ha sempre immaginato il desiderio come un puro aspetto pulsionale e volontaristico del singolo individuo.
In Girard questa dimensione individuale è contestualizzata in una visione sociale nella quale il desiderio mette in scena il condizionamento dettato dal parere/potere del desiderio condiviso.
In altre parole, noi desideriamo soprattutto quello che anche gli altri desiderano, vale a dire, noi siamo rassicurati nella nostra scelta soltanto e quando questa costituisce anche la scelta di altri.
Non è certo questa la sede per sviscerare le importanti implicazioni concettuali che derivano da questa riflessione, ma certo è il luogo per più semplici pensieri che riguardano il nostro mondo di appassionati delle Arti delle Mani Nere.
In una corrispondenza privata, Aldo Tagliaferri, il massimo conoscitore e studioso della antiche sculture in pietra della Sierra Leone e Guinea, mi ha scritto, in riferimento alla figura Sapi, e rivelandolo non svelo certamente una pur doverosa privacy…a mio giudizio è una figura di un’intrinseca finezza e costituisce un’importante documentazione storica ed etnografica…un giorno sarà chiaro che merita molto di più del suo valore venale.

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(Courtesy A. Tagliaferri, “Stili del potere”, 1989)

Tagliaferri ci suggerisce con le sue parole, il valore di scelte svincolate dal parossismo di mode, tendenze, consumi, scelte che mirino a ribadire il valore in sé e non soltanto il rispecchiamento dell’opinione condivisa.
E’ evidente che nessuno può sottrarsi integralmente al condizionamento di quello che Girard ha definito il desiderio degli altri, ma ciò non implica il doverlo subirlo passivamente in modo acritico!
Il valore di scelte individuali, vale a dire l’esercizio del desiderio personale, consiste appunto, a mio modo di vedere, nella capacità e nella forza di esercitare il proprio personale gusto, la propria personale ricerca e consapevolezza in quei territori in cui non si rispecchia l’opinione ed il giudizio di tanti se non di tutti.
Da qui la volontà di sperimentare nuove ipotesi ed interpretazioni, l’approfondimento di ricerche e studi che non siano soltanto l’eco condiviso del tempo, bensì il risultato di una maturazione individuale e solitaria.
Da qui l’apprezzamento collezionistico di estetiche non usuali, svincolate da facili e diffusi clichés omologati, che comportino, al contrario, l’esercizio individuale e consapevole del proprio pensiero e delle proprie convinzioni.
E per quel che mi riguarda, questo blog è proprio questo quel che vuol significare!

Elio Revera

English Translation

Who killed my desire?

The recent death of René Girard, the last of the humanists in the definition of Roberto Esposito,(http://www.lemonde.fr/livres/article/2015/11/05/l-anthropologue-et-academicien-francais-rene-girard-est-mort_4803285_3260.html, and also, http://www.lefigaro.fr/vox/culture/2015/11/05/31006-20151105ARTFIG00249-religion-desir-violence-pourquoi-il-faut-lire-rene-girard.php) I brought back memories of what I wrote about a precious stone statue of the ancient Kingdom of Sapi, especially with regard to the theory of the “scapegoat”.(https://artidellemaninere.com/2015/04/18/sapi-people-pomdo-bound-chief-stone-fomaya-area-eastern-sierra-leone/)

Namely: The sculptures representing a bound dignitary are worthy of note, quite apart from their aesthetic qualites, for they preserve and transmit the sacred significance of the institution of kingship. As we know, from René Girard for exemple, this developed out of the selection of a scapegoat used to liberate the tribe from the ills that afficted it; originally, it is likely that the king was killed, and in any case the existence, in Africa, of an ideology in which the ruler could-or should-be killed cannot be denied (Claessen,1981-Tagliaferri, 1989) “.

In one of his major works (Violence and the Sacred, 1980), R. Girard in fact, noted that violence that characterizes the society, can be countered only with the identification of a sacrificial victim, real or imagined, on which to meet the full extent of destruction. Just a scapegoat, a sacrificial victim to be sacrificed as a powerful antidote to the destructive madness of the whole society.
The sacred value of the rite consists in the desire to exorcise the violence by the sacrifice of a victim, in order to curb the natural tendency to self-destruction of society.
For whole centuries we have witnessed this ritual, each time staged against individuals, social groups or even entire populations, as in the case of the Nazi Holocaust, or even before, in the tragic deportation and annihilation of Armenians.

Girard, however, is not only fruitful reflection on the theory of the scapegoat.
In an earlier work, in fact, (Deceit, Desire and the Novel, 1965), the French thinker outlines an interpretative hypothesis of human desire that integrates and surpasses the previous classical theories, especially the Freudian which however, is still the debtor .
The desire, Girard suggests not exhausted in the relationship between those who want and what is desired, between subject and object, but rather develops and acts in the presence of a third figure, extremely important and conditioning: the figure of desire.
And ‘in fact in this dimension triadic and not binary which it acts the desire: that is to say the individual desires above what is desired by others.
Not just an affirmation, especially for those who have always imagined desire as a pure instinctual and voluntary aspect of the individual.
Girard this individual dimension is contextualized in a vision of society in which the desire stages conditioning dictated by opinion / power of desire shared.
In other words, we wish especially that which also others desire, that is to say, we are reassured in our choice and only when this is also the choice of others.
This is certainly not the place to dissect the important conceptual implications that arise from this discussion, but it sure is the place for simple thoughts about our world of enthusiasts of the Arti delle Mani Nere.

In private correspondence, Aldo Tagliaferri, the ultimate connoisseur and scholar of ancient stone carvings of Sierra Leone and Guinea, he wrote, in reference to the figure Sapi, and revealing it certainly does not reveal even a dutiful privacy … in my opinion is a figure an inherent delicacy and an important historical documents and ethnographic … one day it will be clear that deserves much more than its market value.

Tagliaferri tells us in his own words, the value of decisions released by the paroxysm of fashions, trends, consumption, choices that aim to reaffirm the value in itself and not only the reflection of the opinion shared.
It ‘obvious that no one can fully escape the conditioning of what Girard has called the desire of others, but that does not imply having to suffer it passively uncritically!
The value of individual choices, that is, the exercise of personal desire, is in fact, in my view, in the ability and strength to exercise his personal taste, its own research and awareness in those areas where you do not reflects the opinion and judgment of many if not all.
Hence the desire to test new hypotheses and interpretations, the deepening of research and studies that are not only eco shared time, but the result of a maturing individual and solitary.
Hence the aesthetic appreciation of collecting unusual, released by easier and more widespread clichés approved, involving, on the contrary, the individual exercise and aware of their own thoughts and their own beliefs.
And as far as I’m concerned, this blog is exactly what it means!

Elio Revera

 

Sapi

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