Le lacrime del Kota

Quelle “lacrime” che si vedono su alcuni reliquiari Kota, specie su quelli provenienti dalle terre Kota più meridionali, come quelli Obamba o Ndassa… cioè quelli più afferenti all’area culturale Teke, meritano un ulteriore approfondimento ( v. https://artidellemaninere.com/2015/08/10/testa-e-croce-nelle-cultura-funeraria-kota/).
Dopo il confronto con appassionati della cultura Kota, due, in sostanza, rimangono le interpretazioni possibili.
La prima è quella che considera le “lacrime” delle scarificazioni facciali, tali e quali a quelle sui volti delle figure della cultura Teke.

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La seconda interpretazione è che questi segni sotto gli occhi del reliquiario, invece, siano in un certo senso riferibili all’iconografia cristiana, come ho scritto nell’articolo citato dove scrivevo che ovviamente tutto questo non significa affatto l’attribuzione di un sia pur recondito significato religioso cattolico ai Kota; niente di tutto ciò se non l’innato sincretismo della creatività dei popoli africani che spesso hanno tradotto in forme artistiche autoctone gli stimoli provenienti da altre culture che evidentemente avevano colpito la loro fantasia ed immaginazione.

Il confronto ha però fatto emergere una terza possibile interpretazione.

Quei segni sono si riferibili alle lacrime, ma la cultura che li ha generati rimane quella tribale.

Volto6

Vale a dire, questi Kota con le lacrime sarebbero in realtà non soltanto i reliquiari custodi delle ossa degli antenati, ma anche figure investite di significati secondari, e nello specifico, del significato di scrutare il mondo dell’invisibile.

Sono note alcune pratiche rituali riservate ad iniziati che facevano ricorso a polveri e sostanze urticanti che provocavano inevitabilmente al contatto del viso la lacrimazione degli occhi. Attraverso la pratica magica del rito, però, l’iniziato stesso era in condizione di accedere al mondo dell’ invisibile, a quello degli spiriti.

Questa tipologia di raro reliquiario, di conseguenza, come ha acutamente sottolineato un amico specialista di quest’area, costituirebbe una figura le cui caratteristiche sarebbero quelle di the Kota would then insist on its ability to see the unseen world.

Come ognuno può notare, è intricato quanto affascinante l’approfondimento di queste tematiche, il cui svelamento non può procedere che per ipotesi, confronti e deduzioni …misteriosi al dunque, quanto gli occhi sbircianti del Kota.

Elio Revera

Volto5

English version

Tears of Kota

The reference to the “tears” that you see on some Kota reliquaries, especially those most southern Obamba, Ndassa … that is the most related to the cultural Teke, deserves attention (v. https://artidellemaninere.com/2015/08/10/testa-e-croce-nelle-cultura-funeraria-kota/).
In light of interesting comparisons with qualified specialists of culture Kota, there are two possible interpretations.
The first is what he considers the “tears” of facial scarification, such as those found on the faces and figures of culture Teke.

testa con scarificature 1907
P. Picasso, Testa con scarificazioni, 1907

The second interpretation is that these signs before the eyes of the reliquary is in a sense related to Christian iconography, as I have shown in the work related to this. Obviously this does not mean the assignment of an albeit hidden religious meaning to the Catholic Kota; none of this if not the syncretism of the innate creativity of the African peoples who have often translated into art forms indigenous knowledge from other cultures who had obviously hit their creativity and imagination.

The comparison, however, has revealed a third possible interpretation.
Those signs are tears, but the culture that created them is tribal.

Namely, these Kota tears would actually not only the reliquaries that hold the bones of the ancestors, but also the figures invested with meaning “secondary”, and specifically, the meaning to scrutinize the invisible world.
Known ritual practices were reserved for initiates who use substances stinging, which generated inevitably eye tearing, but that allowed the initiate himself to penetrate the world of the ‘invisible, that of spirits.
This type of rare reliquary, consequently, would figure that a dear friend, who now intends to remain anonymous, considers ” the kota would then insist on its ability to see the unseen world”.

As anyone can see, intricate and fascinating is the deepening of these issues whose disclosure may not proceed to that hypothesis, comparisons and deductions … mysterious as the searching eyes of Kota.

Elio Revera

Territorio
Gabon, 1884

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