Kabyé people, Kara Region, Arcaic Female Figure, North Togo

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This hardwood sculpture (12 in/31cm), is the image of a female figure. The dense matter shows signs of heavy erosion, which leads to the opinion that the piece is of considerable age. Due both to its color and appearance, the object’s consistency bears a stone-like resemblance. Both feet are missing, and deposits of sacrificial matter can be seen on the sculpture.

What characterizes this figure most of all is, firstly, the intense expressiveness of the face, which at times appears almost monkey-like with its bald head and the small crest on the forehead, emanating a kind of dark concentration, and secondly, the posture, characterized by a powerful and retained energy.

This feeling stems from the peculiar position of the exorbitantly long arms which, pushed so far behind and along the line of the figure’s back that the elbows almost touch, result in the dramatic backward curving of the figure’s shoulders, and consequently the extreme prominence of the bust.

The image of strength obtained by the position of the arms is slowly released and then establishes itself once again in the intertwined fingers of the imposing hands placed upon the stomach, giving the sculpture a sense of pride and vigor.

A pattern of small squares on both the cheeks and down the front of the torso shows evident scarifications.

Observing the sculpture from behind and in profile, an evident swelling of the abdomen is seen which the embrace of the imposing hands seems to protect.
The represented woman seems pregnant.
My hypothesis, therefore, is that this female sculpture was intended as a means of protection towards pregnancy or maternity.

In my opinion the sculpture of considerable age, is an arcaic figure that contain forerunner features of styles later developed in this area.

The iconography of this sculpture is characterized by an extreme rarity, and given that it is currently the only known figure with the characteristics described above, classification is therefore difficult.

“After further research I feel that figure may be Ishan. These objects are not well represented in the literature. They are north of Benin City and their art is influenced by the Bini, Igbirra and the Ibo. This attribution would account for the horizontal cut off of the forehead, the small rounded eyes, the position of the arms and the scarification on the torso. The figures also can have a downward pointing mouth.”
(Barry Hecht)

About his ethnic background, it is difficult to give an exact attribution. A group of sculptures with the same stylistic characteristics were brought in Germany in the late nineteenth century, with the generic attribution of Difale: but this is the name of a mountain village in the north of Togo, Kara Region, that at the time was a German colony.

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Republic of Togo

It appears more appropriate the attribution to the people of Kabyé, who lives in that area, given the posture and scarification on the face and body, both male and female figures.

 Bibliography:

J.C. Froelich, 1935, n°23 des Mémoires de l’IFAN Mélanges Ethnologiques, in particolare le tavole. VIII, IX et X
K. Krieger, West-Afrikanische Plastik I, 1978, p.27 a 29
R. Verdier, Le pays Kabyé, cité des dieux cité des hommes, 1982, Editions Karthala

 

 

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Kabyé people,  Kara Region, Arcaic Female Figure, North Togo
H.31 cm, Legno eroso e materiali sacrificali
Sec. XVIII-XIX prob.


La scultura in legno duro, è l’immagine di una figura femminile. La densa materia si presenta molto erosa e l’impressione è quella di un oggetto di grande anzianità. La scultura sia per il colore che l’aspetto rimanda ad una consistenza pietrosa. Mancano entrambi i piedi e sulla figura si rilevano depositi di materia sacrificale.

Ciò che caratterizza peculiarmente questa figura da un lato è l’intensa espressività del volto, a tratti scimmiesco, con la testa calva e una piccola cresta sulla fronte, che promana una scura concentrazione, e dall’altro la postura, caratterizzata da una potente e trattenuta energia.

Questa sensazione deriva dalla particolare posizione delle braccia, smisuratamente lunghe che, spinte all’indietro lungo la linea del dorso fino a quasi far toccare i gomiti, costringono la figura a curvare le spalle all’indietro e contemporaneamente a divaricare i pronunciati seni.

L’immagine di forza così ottenuta si scarica e si concentra sull’intreccio delle dita delle imponenti mani poste sul ventre che danno alla scultura fierezza e vigore.

Sono presenti evidenti scarificazioni a forma di piccoli regolari quadrati, sia sulle guance che sulla parte anteriore del tronco.

Un’ipotesi è che la figura fosse una rappresentazione della “ gravidanza” in considerazione del ventre prominente e delle mani intrecciate a protezione del medesimo.

La scultura di considerevole età, è rappresentativa di arcaici stilemi, precursori forse, degli stili sviluppatisi successivamente in quest’area.

L’iconografia di questa scultura si caratterizza per estrema rarità e pertanto risulta di difficile classificazione, costituendo, al momento, l’unica figura conosciuta con le caratteristiche sopra descritte.

“Dopo ulteriori ricerche penso che questa scultura possa essere Ishan, figure che non sono molto studiate in letteratura. Gli Ishan sono presenti a nord di Benin City e la loro arte è influenzata dai Bini, Igbirra e Ibo. Questa attribuzione si basa sul taglio orizzontale della fronte, i piccoli occhi arrotondati, la posizione delle braccia e la scarificazioni sul tronco. Queste figure possono avere anche la bocca che punta verso il basso. ” (Barry Hecht )

Circa la sua origine etnica, appare piuttosto difficile una precisa attribuzione. Un gruppo di sculture con le medesime caratteristiche stilistiche furono portate in Germania alla fine del XIX sec. con la generica attribuzione di Difale,  nome che però è quello di un villaggio nel montagnoso nord del Togo, allora colonia tedesca.

Più appropriata appare l’attribuzione al popolo dei Kabyé che vive in quell’area, stante la postura e le scarificazioni sul volto e sul corpo sia delle figure  maschili che femminili.

Riferimenti bibliografici specifici sono:

J.C. Froelich, 1935,  n°23 des Mémoires de l’IFAN Mélanges Ethnologiques, in particolare le tavole. VIII, IX et X

K. Krieger, West-Afrikanische Plastik I, 1978, p.27 a 29

R. Verdier Le pays Kabyé, cité des dieux cité des hommes, 1982, Editions Karthala

 

 Elio Revera

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