Africa. La terra degli spiriti.

 
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Africa, Mudec
Foto di Tommaso Revera

Dopo ben 15 anni di attesa, con lavori e inaugurazioni rinviate più volte, questo mese finalmente aprirà al pubblico il nuovo Museo delle Culture di Milano (Mudec). La data stabilita per l’apertura è venerdì 27 marzo 2015, con l’esposizione Africa. La terra degli spiriti.
Progettato dall’architetto inglese David Chipperfield, il Museo delle Culture sorge nell’ex area industriale dell’Ansaldo, nel quadrilatero occupato dall’ex fabbrica e destinato nel 1999 a diventare la Città delle Culture.Oltre 8000 mq su 3 piani, con il primo destinato a caffetteria, bookshop, didattica, biblioteca e uffici, e gli altri 2 ad ospitare collezioni di America, Asia e Africa (culture extraeuropee) del Comune di Milano, più un attico con ristorante.

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Basikasingo, Congo, cm. 15, Coll. privata, Italia, Photo F. Cattabiani

Promossa dal Comune di Milano e dal 24 ore Cultura-Gruppo 24 ore, nell’anno dell’Expo, la mostra «Africa. La terra degli spiriti», resterà aperta fino al 30 agosto, è la prima grande mostra sull’Arte e la cultura dell’Africa Nera che si tiene a Milano. L’esposizione è curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi, specialisti di grande prestigio e prevede la partecipazione di opere provenienti da Musei internazionali di Arte Tribale, nonchè da prestiti dalle più prestigiose collezioni private, soprattutto straniere, ma anche italiane.
Assodata ormai da tempo la consapevolezza dell’importanza delle culture definite “tribali” nella genesi dell’arte moderna occidentale, basti ricordare l’influsso stupefacente ed innovativo esercitato sulle creazioni di Picasso, Braque, Matisse, Derain, Modigliani, Brancusi, per citare soltanto alcuni artisti delle grandi avanguardie del primo ‘900, è tempo ormai di guardare a quest’arte come ad una creazione autoctona, degna della più alta considerazione artistica.
La mostra proporrà la visione di grandi opere legate ai culti religiosi delle popolazioni subsahariane, alle loro tradizioni culturali, alla loro vita quotidiana. Un affascinante universo destinato a fornire l’immagine di queste culture, nella quali i manufatti di grande bellezza e significato artistico, sono destinati a regolare il complesso rapporto con le “forze invisibili” della natura e dell’universo.

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Chokwe, Congo, cm 22,5, Coll. privata, Italia, Photo H. Dubois

L’arte antica dei viaggiatori ed artisti rappresentata dagli avori afro-portoghesi, dalle pietre della cultura Sapi della Sierra Leone e Liberia, dai bronzi del Benin; il culto degli antenati nelle culture dei popoli Dogon, Baulé del Mali e Costa d’Avorio; i culti funerari dei Fang e Kota del Gabon; le società segrete e di iniziazione del Congo e Nigeria; i riti della natura e della fecondità, le strutture di potere ed il mondo degli spiriti con l’esposizione di sculture, maschere, copricapi e feticci; la bellezza del quotidiano, la danza e la musica in oggetti quotidiani di stupefacente ingegno creativo.

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Ekoi, Nigeria, cm 34, Coll. privata, Italia, Photo F. Cattabiani

Sono questi soltanto alcuni dei temi che l’esposizione intende portare alla visione del grande pubblico unitamente ad una riflessione sulla continuità di queste culture nel mondo contemporaneo e nella memoria dello “schiavismo”.
Uno sguardo storico ed antropologico, ma con grande attenzione al significato artistico delle singole opere ed alla loro intrinseca bellezza estetica.
La storia della produzione artistica africana tratta di culti religiosi intrisi di materia, con uno svariato apparato di statue, maschere e oggetti rituali, mediante i quali si manifesta la materialità che è parte della loro essenza.
In Africa, infatti, il carattere sacro della materia assume una dimensione esplicita, consapevole e di affascinante potenza.
Il continente africano pertanto, non è quel luogo abitato da popolazioni primitive, dedite alla magia ed alla superstizione, vittima di pratiche e ritologie cruente e cannibalistiche, ma una realtà di popoli in lotta per la sopravvivenza in contesti di grande difficoltà ambientali quanto di affascinante bellezza.

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Vili, Congo, cm 12, Coll. privata, Italia, Photo P. Paletti

La mostra intende sfatare anche questo risiduale cliché: l’arte tribale non è affatto la creazione di popolazioni ignare ed infantili, bensì un’arte fatta di grande rigore stilistico, consapevoli scelte e alta capacità esecutiva.

Ne sono testimonianza gli oltre duecento pezzi che dal 27 marzo si possono vedere al neonato Museo delle Culture di Milano, alcuni dei quali sono qui pubblicati.

Elio Revera

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Songye, Congo, cm 24, Coll. privata, Italia, Photo F. Cattabiani

The exhibition Africa is dedicated to African art from the Middle Ages until today and includes over 200 works. It provides the visitor with two different perspectives: renowned masterpieces that are in line with the Western taste, and works that are closer to the African tradition.

Africa and Mondi di Milano are the opening exhibitions of the new Museo delle Culture (Museum of Cultures), or MUDEC. It is a centre dedicated to interdisciplinary research on the cultures of the world, with a permanent collection that includes works from the Middle and Far East, South and Central America, West and Central Africa, and some items of Southeast Asia and Oceania.

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4 risposte a “Africa. La terra degli spiriti.

  1. Pingback: Gli Spiriti dell'Africa Arrivano al MUDEC di Milano | Alice For Children

  2. Oggi sono finalmente riuscito a visitare la mostra e ho potuto finalmente ammirare molti dei lavori mostrati qui e sul forum (alcuni già visti a Genova, ma non mi lamento di certo di questo! eheh) più ovviamente altri capolavori che nemmeno avrei mai creduto di riuscire a vedere dal vero.
    Devo dire che se pur con qualche pecca, ho apprezzato moltissimo l’allestimento (un po’ alla Que Branly se vogliamo…forse per i toni scuri e il tipo di illuminazione), soprattutto dei pezzi della prima stanza che inseriti nei cilindri hanno dato la possibilità di apprezzare i pezzi in tutte le loro angolazioni e in maniera ravvicinata, cosa a mio avviso importante ma purtroppo rara.
    Confesso di essere rimasto un po’ sorpreso dall’assenza di pezzi di etnie piuttosto importanti e una certa ripetizione di altre, ma capisco che entrino in gioco parecchi aspetti organizzativi/curatoriali che non è sempre facile risolvere.
    Detto questo e tralasciando ovviamente i gusti e le preferenze personali, ottima mostra! Penso che risulti molto suggestiva anche per il visitatore occasionale. Complimenti per quello che siete riusciti a creare.
    Mi auguro veramente che questo museo possa crescere sempre di più e che ci sia la volontà e la possibilità di ospitare in futuro mostre di questa qualità anche di altri territori.
    Colgo anche l’occasione per ringraziarti del lavoro d’informazione che fai con questo blog, apprezzo, ammiro e condivido la passione e la volontà che ti alimenta, è innegabile che la serietà e l’amore per “il vero” che trasmetti è contagiosa. Io sono solo un osservatore silente, visto che devo ammettere che sono interessato molto di più ad altre culture a livello collezionistico (quasi ridicolo definirmi tale..ma sempre meglio pochi ma buoni eheh) quindi mi accontento di leggere ed imparare, ma sappi che hai un lettore appassionato che aspetta sempre nuovi post.

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  3. Anch’io ci sono stata, e solo perchè avevo visto qualcosa da te. A dire la verità, mi è sembrata proprio la terra degli spiriti (brrr…). Non a caso, credo, l’altare presso cui si possono lasciare oggetti “in offerta” è pieno di oggettini moderni che non si possono lasciare in nessun altro posto tra cui, anche, il biglietto da visita dei Narcotici Anonimi di Brescia, programma che si basa sulla “spiritualità” secondo Jung (il collega intelligente di Freud). La mia umile impressione da alpin-padan-mediterranea è che l’Africa nera è proprio notturna e terrestre tanto quanto il Mediterraneo con le sue dépendences (Europa inclusa) è solare e celeste: interessante che non ci sia nessun culto del Sole ma, mi pare, nemmeno della Luna e delle Stelle. Chissà perchè, mi ha fatto venire in mente il carnevale di Bagolino. Bello, bello, bello: qualcosa di diverso che qui in “Celestia” si è rifugiato negli incubi (brrr…) dei bambini o del popolo delle montagne. Chissà se i bambini africani e i montanari hanno incubi accecanti di luce… Ma bellobellobello: homo sum (anche se sono una donna, che, non faccio per dire,antropologicamente è pure meglio) humani nihil vorrei perdermi. Urca, questa idea è molto romana et europea.

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