La forza del destino…o del quattrino?

Omaggio ad Hannah Hoch  (https://en.wikipedia.org/wiki/Hannah_H%C3%B6ch)

Ma se l’arte tribale frequenta i salotti buoni, al collezionista cosa ne viene ?
Festa per gli occhi…festa per lo spirito…e poi?

 

Hannah Hoch-self portrait

 

Lo spunto nasce dalla constatazione che i grandi mercanti di Arte Tribale sono oramai ospiti fissi a pieno titolo delle grandi esposizioni mondiali di Antiquariato, Brafa di Bruxelles (http://www.brafa.be/), Tefaf di Maastricht (http://www.tefaf.com/), Biennale des Antiquaires di Parigi (http://www.sna-france.com/The-Biennale-2014-N=a7c69274-3f48-4aee-b951-f7ea79925ab5-L=EN.aspx) e di altre importanti esposizioni internazionali.

Insomma, vedere un songye accanto ad un Codice Leonardesco, una luluwa ad un marmo Buonarroti, un kongo posato su di un libro miniato….non è più un’eccezione!

Da un lato…dico, era tempo, dall’altro, mi chiedo…ed adesso, per chi quei luoghi li vede soltanto sui cataloghi, l’arte tribale che fine farà ??

 

hannahhochcollage

 

La prima diretta conseguenza, naturalmente, è che tutto ciò dà all’ arte tribale maggiore visibilità rispetto a prima, accostandola sempre più spesso a opere d’arte dai valori universalmente riconosciuti e indiscutibili; dall’altro lato, però, rischia di assurgere a regola, nello specifico mercato delle opere d’arte tribali, l’aforisma di Oscar Wilde “oggigiorno si conosce il prezzo di tutto, ma non si conosce il valore di niente”.

Personalmente, sono contento, of course, se l’arte tribale consegue quella considerazione che giustamente merita, ma il punto non è questo.

A differenza di altri settori antiquariali, il nostro ambito è contrassegnato da due fatti fortemente penalizzanti e forieri di rischi di non poco conto.

 

Denkmal1

 

Il primo è l’assenza di regole certe, quelle regole che rendono questo mercato aperto a tutte le scorrerie possibili come dimostrano alcune ricche aggiudicazioni in asta, per oggetti francamente risibili.
Il secondo fatto, conseguenza del primo, è che forse in nessun altro settore del mondo dell’antiquariato, il venditore è un autentico dominus, incontrollato ed infallibile circa la merce che tratta.

Questo è francamente un rischio, il fatto, cioè, che sia estremamente ipertrofico il peso del venditore nella determinazione del valore di mercato di un oggetto di arte tribale, con tutte le conseguenze che da ciò conseguono.

Lo stesso dicasi per le certificazioni che accompagnano l’oggetto che sovente sono prodotte unicamente dallo stesso venditore che ne certifica l’autenticità e la qualità.
Senza cadere nel paradosso, la reputazione del venditore diviene talmente importante da divenirne un bene venduto insieme all’oggetto.
Stressare questa caratteristica porta, nel bene e nel male, alla creazione di piccole élite.

Una di queste, appare con estrema evidenza nel momento in cui si analizza il mercato e le sue occasioni di offerta.
Appare innegabile che accanto a grandi Case d’asta ed a Gallerie rinomate, esiste un mercato che può, con qualche ragione, definirsi secondario, fatto di tante piccole e locali Case d’asta, Gallerie minori, venditori più o meno ufficiali che praticano inevitabilmente prezzi inferiori, avendo naturalmente, anche costi di gestione inferiori.

 

1

 

Ora, se tutto questo è in gran parte fisiologico, c’è però anche il rischio che una distinzione siffatta porti inevitabilmente alla creazione di un mercato parallelo dove a fare la differenza non è più la merce offerta, ma il censo del venditore e di conseguenza dell’acquirente.

E chi garantisce che la merce offerta in questo segmento di mercato sia effettivamente rispondente alla qualità che il prezzo certamente elevato esige? Il venditore…e dunque ecco che ritorniamo al problema di prima!!

Se il prezzo di un’opera d’arte è svincolato dalle caratteristiche legate alla sua intrinseca qualità, cioè al suo valore storico/artistico (v. https://artidellemaninere.com/2014/11/08/la-qualite-cet-obscur-objet-de-desir-a-la-recherche-de-la-qualite/), per ancorarlo, al contrario, al censo del venditore/acquirente, di fatto ci si ritroverà col paradosso di archiviare un oggetto a seconda dell’opportunità e non della qualità.

E di conseguenza, il pericolo è che finiscano per circolare sul mercato delle vere e proprie bombe speculative che prima o poi, deflagrando, determineranno enormi danni economici e di immagine.
Chi mai più, infatti, si azzarderà ad investire sapendo di un mercato talmente drogato ? Chi mai potrà poi risarcire tutte quelle aspettative, vittime di crudeli disinganni?

 

31
Se questo è il quadro della situazione, l’autentico vero antidoto, oltre che l’onestà intellettuale di tutti gli operatori del mercato, è la diffusione della conoscenza/consapevolezza intorno alle arti tribali.
Questo, a mio parere, è la via da seguire; ed a nulla valgono le pur doverose regolamentazioni del mercato che ogni tanto vengono evocate ed invocate.

L’ignoranza si combatte con la studio e la cultura è l’unica autentica garanzia che può opporsi a tante mistificazioni ed imbrogli.
Elio Revera

 

hoch4

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...