Grazie Giorgio Rusconi del tuo importante contributo.

Per introdurre il tema, ho valutato opportuno esporre brevemente la collocazione etnico-geografica del paese Téké, nonché la concezione di antenato e la accezione di “buti” o “butti” nell’ambito etnico-religioso-artistico della cultura Téké, conseguentemente al fatto che le 5 opere che ascrivo al “maestro di Mpila” sono denominate “buti” o “butti”, ovvero, semplificando, statue che rappresentano gli antenati e ne concentrano il potere. La documentazione è tratta da “Statuaire du Stanley-Pool”, da “Les arts Bateke”, da “Batéké. Les fetiches” di Raoul Lehuard e da un contributo estrapolato da “Fetiches Téké” di Robert Hottot, pubblicato in “Arts d’Afrique” nr.1, 1971, testimonianza da una ricerca “sul campo” del 1906 dello stesso R.Hottot.

Donne Téké.1905.
Estratto da “Statuaire du Stanley-Pool”, 1974.
Raoul Lehuard.
I Téké sono uno dei gruppi etnici dominanti in Congo. Sarebbero venuti dal Nord-Ovest cinque o seicento anni fa. Il regno che fondarono allora si estendeva su un territorio più vasto di quello che occupano oggi. I navigatori che scoprirono il Congo fecero conoscere l’esistenza di questo regno: regno degli Anziques, da qui Anzika, Anzichi e Anzico, primi nomi dati ai Téké. Hall ci dice che questi nomi sono una alterazione di Banséké, termine usato dai Sundi e da altri popoli Kongo vicini allo Stanley Pool per designare “uomini della foresta”. Secondo alcune tradizioni riportate da Cuvelier, Anzicos o Asi Ko sarebbe stato il nome dato ai Téké che abitavano le rive e le isole del fiume inferiore (Asi: abitante, Ko: fiume). Nel XIV secolo questo impero di Anzika, a cavallo dello Zaire (fiume Congo), a monte del regno di Kongo, era governato da “Makoko” che era considerato uno dei sovrani più potenti di tutta l’Africa. Concesse l’investitura a tredici re vassalli.
Anzika era limitata ad ovest dai regni di Loango e Kongo e dal fiume Wamba; a sud-est il suo confine era comune con il regno vassallo di Wangua. Nel XVIII secolo Anzika assorbì il popolo bellicoso degli “Jaga”. Questi Jaga, cacciati dal Congo dove speravano di trovare fortuna, si mescolarono così strettamente agli Anziques che i viaggiatori si chiedevano se i primi non fossero gli antenati dei secondi.
“I Batéké formano un popolo composito all’interno del quale diversi gruppi conducono un’esistenza sufficientemente autonoma da costituire essi stessi gruppi etnici” (Sautter, “De l’Atlantique au fleuve Congo, une géographie dù sous-peuplement”, 1966, p.166). Questi gruppi, fortemente attaccati ai loro principi di vita isolazionisti, sono come trincerati in province che spesso occupano da soli.
Secondo i lavori sul campo di Sautter, Soret, Vennetier, Vansina Lema Gwete e Lehuard i gruppi etnici sono circa una trentina suddivisi negli attuali Gabon, Repubblica del Congo e Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire).
Dato il tema, specificherò solamente l’etnia o gruppo Nkoli, definito anche Mbana, Mbina, Mbinou e designato dai Boubangui con il termine “bali” (pescatori), essenzialmente percatori che occupano il pianoro a nord di Brazzaville, la riva del Malebo (ex-Stanley-Pool) e l’isola di Mbamou. Le città principali sono Mpila (un sobborgo di Brazzaville) e Kinshasa (RDC).
(…)
I Téké, coprendo quindi una porzione geografica molto centrale, furono nel corso della loro storia soggetti alle migrazioni di altri popoli. Hanno quindi esercitato una profonda influenza religiosa e sociale su questi immigrati di ogni origine, al punto che presso molti popoli stabiliti ai margini delle loro terre, le principali cerimonie religiose sono officiate da un “nganga” Téké.

Famiglia Téké.1898.
Il maestro di Mpila.
Da un’analisi comparata dello stilema scultoreo fatta su un archivio di un migliaio di immagini di statue Téké, ho ritenuto individuare in 5 opere la medesima “mano”, da cui l’identificazione dello scultore che ho definito “maestro di Mpila”, intendendo come Mpila il villaggio esistente all’epoca sulle rive del bacino di Malebo (ex-Stanley Pool) sul fiume Congo, da tempo divenuto quartiere di Brazzaville.
Due infatti delle opere vennero raccolte da Robert Lehuard, la prima (rif.1), in mia collezione, nel 1924, secondo i testi, nell’area Mpila (bacino di Malebo) o Mayama (altopiano di Mbe), la seconda (rif.2) nel periodo 1924-1933 nella regione di Mpila, mentre per le altre tre (rif.3-4-5) non ho sinora reperito la provenienza etno-geografica originaria nel paese Téké.
Oltre all’intaglio d’insieme e ai volumi proporzionali acconciatura-viso-corpo-gambe delle 5 sculture rappresentanti “buti”, i particolari morfologici affini si riferiscono all’acconciatura specifica della “variante mupani C2” (classificazione Raoul Lehuard, “Les arts Bateke”, 1996), contraddistinta dalla cresta mediana a due punte (foto 1). Tale acconciatura non si osserva sull’uomo, nemmeno nei documenti antichi, per cui la cresta a doppia punta sembra essere una fantasia d’artista (Raoul Lehuard, op.cit.). Un’ulteriore particolare artistico che accomuna le 5 opere è dato da una leggera incisione lineare perimetrale bilaterale lungo l’acconciatura stessa (foto 2).
Le affinità inoltre si riferiscono alle orecchie, agli occhi, al naso, alla bocca, alle scarificazioni facciali “mbandjuala” (tipiche dell’etnia Nkoli dell’area di Malebo e Wumu dell’altopiano di Mbe), alla barba “ndeli”, al collo in due sezioni tronco-coniche, alle braccia abbozzate in rilievo lungo il corpo piegate a livello dei gomiti, al tronco, alle gambe flesse con postura mutuata da quella assunta nella danza maschile “nkibi” della società segreta “bumu”.
Una annotazione la vorrei fare sulla barba, che, mentre era raramente portata dai Téké, nella statuaria assumeva grande rilevanza, simbolo di autorità e prestigio, dato che veniva scolpita sulla quasi totalità delle opere financo sulle statue androgine e femminili. Raoul Lehuard (op.cit.) riporta che gli esemplari glabri osservati sono meno dell’uno per cento. Non ho trovato motivazione a tale differenza antropologica-artistica, salvo una menzione sempre di R.Lehuard (op.cit.) affermante che la barba era riservata nella società Téké solo ai notabili.
Infine occorre rilevare la palese dissomiglianza di forma e composizione dei “bonga” o “bilongo”, ovvero la “carica” magica o terapeutica diversa a seconda della finalità propositiva per la quale il “buti” era stato concepito e raffigurato, di cui gli unici depositari erano il “ngaa buti” o “nganga buti”, facitore del “buti”, officiante, indovino, stregone, terapeuta, e l’utilizzatore finale. Nelle opere del “maestro di Mpila”, abbiamo due “buti” con “bonga” di forma diversa avvolgenti e coprenti integralmente il tronco (rif.1-4), uno con “bonga” inserito nella cavità del tronco con un elemento esterno legato al collo (rif.2), e due senza più “bonga” (rif.3-5).
Sempre secondo la classificazione di Raoul Lehuard (op.cit.), le opere si collocano come studio morfologico nell’”ensemble 1” e come tipologia nella “type 7”.
Tenendo presente le due provenienze in situ accertate (rif.1-2), le opere sono da riferirsi alla etnia Nkoli o Wumu.
Deduzione e valutazione condivise da Bruno Claessens, Bernard De Grunne, Alain Lecomte e Gigi Pezzoli.
………….

Rif.1. Ex-collezione Robert Lehuard.
H.cm.42.
Provenienza:
Raccolta nelle adiacenze del villaggio di Mpila o Mayama da Robert Lehuard nel 1924.
In alcuni testi, “Les arts Batéké”, 1996, di Raoul Lehuard, “Téké”, 1999, catalogo expo galleria Ratton-Hourdé, di Raoul Lehuard, “Batéké. Un art de l’Afrique centrale”, 1999, articolo su “Arts d’Afrique noire. Premiers”, di Raoul Lehuard, si riporta come provenienza la regione di Mpila, in “Statuaire du Stanley-Pool”, 1974, di Raoul Lehuard, si riporta come provenienza Mayama e in “Batéké. Les fetiches”, 2014, saggio di Raoul Lehuard, si riporta come provenienza regione di Mpila/Mayama.
collezione Robert Lehuard, Arnouville (F).
collezione Raoul Lehuard, Arnouville (F).
galleria Ratton-Hourdé, Parigi (F).
galleria Pierre Dartevelle, Buxelles (B).
collezione dello scrivente.
Vedi link “Téké. Maestro di Mpila. Buti.”

Rif.2. Ex-collezione Robert Lehuard.
H.cm. 29.
Raccolta nelle adiacenze del villaggio di Mpila da Robert Lehuard nel periodo 1924-1933.
Provenienza:
collezione Robert Lehuard, Arnouville (F).
collezione Claude Lehuard (F).
galleria Alain & Abla Lecomte, Parigi (F).
collezione privata Belgio.
galleria Spectandum, Leuven (B).

Rif.3. Ex-collezione Oger-Dumont.
Provenienza:
collezione Oger-Dumont (F).
asta Nouveau Drouot, , Parigi 17.12.1981.

Rif.4. Ex-collezione Karl-Ferdinand Schaedler.
H.cm. 32.
Provenienza:
collezione Karl-Ferdinand Schaedler, Monaco (D).
asta Neumeister “Sammlung/Collection Dr. Karl-Ferdinand Schaedler” Monaco 15.10.2009.

Rif.5. Ex-collezione Marshall Mount.
H.cm. 31.
Provenienza:
collezione Marshall Mount (acquistato nel 1952) (USA).
asta Arte Primitivo, New York 02.03.2016.
collezione Marshall and Caroline Mount Collection, Jersey City (USA).
asta Bonhams, “African & Oceanic Art”, New York 10.11.2022.
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